
L’attacco di panico oltre a presentarsi a volte come “un fulmine a ciel sereno” senza che ci siano stati precedentemente altri tipi di problematiche, può essere inteso anche come l’apice della manifestazione sintomatica dei disturbi d’ansia. Durante l’attacco di panico si sperimenta uno stato di terrore associato a pensieri di morte, di impazzire, di avere un grave malore, di svenire, ecc. A livello corporeo si può assistere ad un’iper-attivazione del Sistema Nervoso Simpatico con fenomeni come tachicardia, eccessiva sudorazione, iperventilazione, tremore, tensione muscolare, secchezza delle fauci, sensazione di soffocamento, capogiri, nausea, confusione mentale e, in taluni casi, detachment ovvero distacco dalla realtà e/o dal proprio corpo che può essere percepito come estraneo. Il Disturbo di panico è purtroppo molto diffuso e può rappresentare una condiziona estremamente invalidante se non adeguatamente trattata.
L’approccio Cognitivo per trattare il disturbo di panico utilizza varie tecniche come la psicoeducazione, esercizi comportamentali, rilassamento muscolare progressivo, tecniche di esposizione immaginativa, auto-ipnosi, emdr, e desensibilizzazione.

Il protocollo per il trattamento Cognitivo di questo tipo di disturbi è un intervento fondato sulle evidenze scientifiche con tecniche come la desensibilizzazione sistematica e nell’arco di poco tempo può portare ad una completa remissione della sintomatologia.

Le persone affette da questa patologia oltre ad essere sfiancate dai pensieri ossessivi spesso si vergognano molto per i loro rituali che hanno esposti loro a situazioni di imbarazzo che, per essere evitate, hanno comportato un sempre maggiore ritiro sociale e una possibile compromissione della qualità della vita relazionale e lavorativa.
Il modello Cognitivo di trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo servendosi di diverse tecniche evidence based come la MBCT for OCD (Mindfulness Based Cognitive Therapy for Obsessive-Compulsive Disorder) si è rivelata la terapia d’elezione permettendo di fronteggiare il sintomo e ripristinare uno stato di salute e benessere.

Il protocollo CBT-I (Cognitive-Behaviour Therapy for Insomnia) si è dimostrato scientificamente valido ed efficace per il trattamento dei disturbi di questa natura.

Esiste inoltre un’altra forma di dipendenza, forse meno famosa, ma non meno diffusa e invalidante, che è la dipendenza affettiva. Le caratteristiche descrittive del disturbo sono identiche a quelle precedentemente espresse per le altre due forme di dipendenza solo che, in quest’ultimo caso, al posto di una sostanza o di un comportamento vi è una persona. Ci sono persone che possono arrivare a sviluppare un livello di dipendenza tale verso un altro individuo tanto da non riuscire più a condurre la propria esistenza (sociale e lavorativa) se non in presenza di (o con la possibilità di raggiungere immediatamente) quell’individuo. Ovviamente si parla di situazioni che non hanno nulla a che fare con il normale e forte legame d’ attaccamento che naturalmente viene a crearsi tra le persone. Si parla in questo caso di una vera e propria dipendenza poiché in caso di assenza del partner l’individuo con questo disturbo sviluppa una sorta di sindrome astinenziale sperimentando uno stato di enorme sofferenza.
Ogni forma di dipendenza può insorgere in maniere subdola e graduale fino ad arrivare a compromettere la nostra vita prima ancora che realizziamo e riconosciamo di avere un problema. È importante per tanto non trascurare la presenza di segnali che inducano a pensare che ci si stia avviando verso una forma di dipendenza e trattare il problema quanto prima con l’aiuto di un professionista.

È difficile “tirare fuori” una persona dal suo ritiro sociale e cercare di farlo senza l’aiuto di un professionista può portare spesso ad un risultato controproducente spaventando il soggetto ritirato e rinforzando ancora di più il suo problema.
